La nostra impronta sul Pianeta

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LEZIONE CON LABORATORIO: 3h

CLASSI: terze, quarte e quinte superiori

L’uomo utilizza una grandissima quantità di risorse naturali per produrre i beni ed i servizi di cui ha bisogno. L’ambiente è in grado, entro un certo limite, di rigenerare le risorse che preleviamo e di assorbire e trasformare gli inquinanti che immettiamo. Il problema sorge quando si raggiunge questo limite, ovvero quando i nostri ritmi di sfruttamento eccedono quelli di rigenerazione naturale.

Gli scienziati hanno calcolato che al nostro Pianeta servirebbe un anno e mezzo per rigenerare le risorse che sono state prelevate in un solo anno. Questo significa che se continueremo così prima o poi ce ne ritroveremo senza, e che quindi non potremo più soddisfare le nostre esigenze! Quando le risorse scarseggiano ne conseguono guerre, fame e depressione economica. Spetta a noi dunque decidere di sfruttare al meglio il nostro Pianeta, la nostra casa, in cui per fortuna c’è posto per tutti se le risorse sono gestite intelligentemente e distribuite in maniera equa tra i popoli e tra questi e gli ecosistemi.

Gli scienziati hanno inventato un indicatore che ci permette di capire se sfruttiamo le risorse compatibilmente con la loro rigenerazione naturale, e che può essere utilizzato per costruire un’economia mondiale sostenibile: l’impronta ecologica.

L’impronta ecologica rappresenta la superficie che è necessaria per soddisfare le nostre esigenze di cibo, di energia, di terreno, di fibre e di materiali. Il consumo di risorse e la produzione di rifiuti vengono quindi considerati secondo un’unica unità di misura: l’occupazione dello spazio. Per fare un esempio, noi italiani abbiamo bisogno, a causa di uno stile di vita occidentale “sprecone”, di quasi cinque “ettari globali” all’anno, necessari per fornire il cibo, l’energia ed i prodotti di cui ognuno di noi ha bisogno e per assimilare i rifiuti prodotti. Il territorio in cui viviamo, l’Italia, non sarebbe da solo in grado di fornirci tutto questo terreno. Perciò importiamo dall’estero numerosi prodotti, quindi virtualmente anche le risorse che sono state necessarie per produrli, aumentando così il nostro debito ecologico verso la natura e verso i popoli di quelle nazioni che dovranno destinare parte delle loro risorse al nostro sostentamento. Numerosi Paesi si comportano come e peggio dell’Italia, come il Canada e gli Stati Uniti, mentre numerosissimi altri non riescono nemmeno a soddisfare le esigenze basilari della propria popolazione.

Per vivere in un’economia sostenibile ogni abitante della Terra dovrebbe accontentarsi di un’impronta ecologica molto più bassa della nostra, ovvero di una “legittima quota di Terra” pari a circa un ettaro e mezzo. Come fare per raggiungere tale traguardo? Quali sono gli stili di vita che devono essere promossi per ridurre la nostra impronta sul Pianeta? Cosa può fare ognuno di noi? Cosa dovrebbe fare la politica a livello mondiale e nazionale? Sono tutte domande a cui risponderemo nel corso del nostro viaggio, in cui analizzeremo l’impronta ecologica delle varie nazioni e la confronteremo con la biocapacità della Terra, ovvero la capacità della natura di soddisfare la nostra esigenza di risorse. Vedremo quali sono i Paesi debitori e quali i creditori ecologici, per capire chi si sta comportando bene e chi no. Capiremo come mai l’impronta di noi italiani sia così alta e vedremo quali sono i semplici gesti quotidiani che si possono adottare per ridurla.

Abbiamo a disposizione un solo pianeta, ma ci stiamo comportando come se ne avessimo uno e mezzo. Spetta a noi capire se moltiplicare la nostra insostenibilità fino al collasso delle risorse, o se invece rientrare nei limiti fisici della Terra e vivere più felici ed in armonia con l’ambiente.

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