L’acqua dolce e l’economia

La maggior parte delle attività umane consuma o inquina un certo ammontare di acqua. Come si può notare in figura, a scala globale l’agricoltura è certamente l’attività più idrovora ed inquinante, anche se un contributo non trascurabile è dato dall’industria e dal settore civile.

1 Introduszione

Da notare come la nomenclatura scientifica ormai sottointenda con il termine “sfruttamento”, non solo il prelievo per le attività antropiche e dunque l’utilizzo della risorsa in quanto “sorgente” (source). Occorre infatti, ai fini di una valutazione completa, intenderla come “pozzo” (sink), ovvero come matrice in cui le stesse attività agricole, industriali e domestiche immettono gli inquinanti prodotti.

Il consumo e l’inquinamento idrico possono essere associati alle varie attività di ciascun processo produttivo: ad esempio, la produzione di una coltura avrà al suo interno vari sottoprocessi (coltivazione, raccolta e trattamento, processamento, commercializzazione e vendita), ciascuno dei quali richiederà ed inquinerà un certo quantitativo di acqua per unità di prodotto. Il consumo e l’inquinamento totale sono dovuti alla somma di tutta una serie di attività connesse con i processi produttivi e, di conseguenza, con la struttura ed il funzionamento delle nostre economie locali e globale. Lo sfruttamento idrico è pertanto strettamente correlato a cosa e come le comunità umane consumano, ovvero alla struttura dell’economia che fornisce beni e servizi.

L’utilizzo delle risorse idriche è diventato sempre più spazialmente e temporalmente disconnesso: i mercati globali forniscono, attraverso lo scambio dei prodotti, anche la circolazione di quell’acqua che è stata necessaria per la loro produzione. Se da un lato questo fatto permette la disponibilità locale di beni e servizi altrimenti non fruibili (ad esempio, il Marocco non potrebbe avere a disposizione le derrate alimentari di riso senza le importazioni dall’estero, perché il clima secco non ne permette la coltivazione), aumenta ulteriormente la distanza tra consumatore e produzione, per cui diviene sempre più nascosto il collegamento tra consumo dei prodotti e impatto sulle risorse globali. La distanza tra produzione e consumo rischia di viziare e rendere incomprensibili quei processi che rendono lo sfruttamento delle risorse un sovrasfruttamento, e pertanto un elemento di rischio per il nostro pianeta.

Avvicinare il consumatore e gli stessi produttori, ma anche i decisori delle politiche, alla conoscenza di queste dinamiche è dunque fondamentale; ma richiede strumenti semplici ed efficaci che possano essere compresi ed utilizzati al meglio. Per questo motivo è stato elaborato un indice olistico dei consumi idrici delle attività umane: l’impronta idrica.

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