L’acqua come risorsa

L’acqua dolce è sempre stata per l’uomo un bene inalienabile. I popoli che non avevano a disposizione tale risorsa o ne disponevano in quantità non idonea alle loro esigenze, dovettero migrare o soccombere. Per questo motivo le prime popolazioni stanziali si sono originate e sviluppate in quei territori in cui l’acqua, non solo era sufficiente per permettere la vita; ma era utilizzabile anche e soprattutto indirettamente, attraverso quei servizi che forniva: la base del nutrimento di piante ed animali.

Con l’avvento della stanzialità e la nascita dell’agricoltura e dell’allevamento, l’uomo ha imparato a sfruttare sempre meglio le risorse idriche a disposizione, non solo tramite la navigazione di fiumi e mari, ma anche e soprattutto per la produzione di beni di consumo agricoli e commerciali.

L’industrializzazione ha condotto, direttamente con la sua espansione ed evoluzione ed indirettamente attraverso l’esplosione demografica (e dunque l’incremento della domanda), ad una sempre più larga produzione di merci e servizi. Ovvero ad un sempre più elevato utilizzo idrico; non inteso unicamente come risorsa primaria per l’agricoltura, l’industria, il commercio ed il settore civile, ma anche come serbatoio per l’inquinamento prodotto dalle stesse attività umane.

Con una globalizzazione sempre più spinta dei mercati, l’uomo si è liberato dall’esigenza locale di abbondanti risorse idriche. Il commercio mondiale permette infatti la produzione di merci e servizi ad alte richieste idriche, in quei territori in cui il costo di opportunità è relativamente basso, per l’esportazione verso zone in cui l’acqua è scarsa e dunque il costo di opportunità è maggiore.

Il lato negativo di questa globalizzazione, dunque della produzione per i mercati attraverso lo sfruttamento delle risorse, non è solo l’inquinamento di fiumi, laghi ed acquiferi. L’intensificazione dei processi produttivi, nonché l’aumento delle produzioni, generano un’ingerenza sempre maggiore dell’uomo sul bilancio quantitativo del ciclo idrologico globale.

La quantità di acqua presente sul nostro pianeta è di circa 1.4 miliardi di km3. La maggior parte è costituita dall’acqua salata degli oceani, mentre solamente 36 milioni di km3 scorrono nei fiumi, nei laghi e sottoterra. E’anche vero che di questi poco meno di un terzo sono da considerare parte del ciclo idrico (infatti la maggior parte è acqua sottoterranea o ghiaccio delle estreme latitudini ed altitudini). Ciò significa che solo lo 0,77% dell’acqua sul nostro pianeta è disponibile per il consumo umano. Se consideriamo il fatto che solamente 34 milioni di Km3 entrano ogni anno a far parte del ciclo attraverso il riciclo naturale da parte delle precipitazioni, non è poi così difficile pensare all’acqua come un bene, tutto sommato, limitato.

1 Introduzione

I consumi idrici a livello mondiale sono incrementati in maniera esponenziale nell’ultimo secolo, sia a causa della transizione demografica, sia a causa dell’espansione di economie che richiedono un sempre più crescente utilizzo idrico per unità di prodotto e servizio. Secondo alcuni studiosi allo stato attuale stiamo sfruttando circa il 50% dell’acqua di deflusso superficiale effettivamente disponibile.

Una risorsa è definita non rinnovabile, allorquando i ritmi di sfruttamento eccedono quelli di riciclo o riproduzione naturale. L’incremento dei consumi e il conseguente declino delle disponibilità idrica sta inesorabilmente trasformando a livello mondiale (e in molte regioni lo ha già trasformato) una fonte una volta considerata come inesauribile in risorsa limitata, finita e quindi sempre più preziosa. Tanto da indurre gli economisti ed ecologi a riferirsi all’acqua come all’”oro blu del terzo millennio”, che sta producendo e produrrà sempre più conflitti per la gestione delle risorse, povertà, sete, ineguaglianza.

Le risorse locali possono essere allocate in tre principali settori:

  • Il mantenimento degli ecosistemi, sia qualitativo che quantitativo
  • Lo sfruttamento per l’autosussistenza, ovvero per l’economia (produzione agricola e artigianale) e le esigenze umane (acqua potabile ed igienica)
  • Lo sfruttamento per il mercato

La sostenibilità sociale ed ambientale locale, è soddisfatta allorquando lo sfruttamento per l’esportazione non compromette l’esigenza degli abitanti e degli ecosistemi: deve esserci, insomma, abbastanza acqua per tutti.

In questo senso il mercato deve essere analizzato dal punto di vista dello sfruttamento idrico: bisogna capire come l’acqua viene impiegata dalle nostre economie e quali siano i metodi per prevenirne gli sprechi e ridurne i consumi, per assicurarne un equo accesso e garantire l’integrità degli ecosistemi acquatici.

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