L’impronta idrica

Ogni giorno beviamo mediamente 2 litri di acqua e ne utilizziamo circa 200 per lavarci, cucinare e pulire. Ma se guardiamo a quella che è stata consumata ed inquinata per ottenere il cibo che mangiamo ed i prodotti che acquistiamo i volumi aumentano esponenzialmente: un italiano medio ne consuma indirettamente qualcosa come 6000 litri al giorno!

Lo sapevi ad esempio che occorrono ben 140 litri d’acqua per ottenere una semplice tazzina di caffè? Ogni volta che mangiamo una pizza margherita invece ne consumiamo indirettamente qualcosa come 1200! Questo perché, per ottenere gli ingredienti necessari, come ad esempio il pomodoro nel caso della pizza, bisogna utilizzare molta acqua: per irrigare i campi, per processare il raccolto e lavorarlo e così via.

Sebbene il risparmio idrico domestico sia lodevole, questo comporta dunque una riduzione solo di una piccola parte dei consumi d’acqua dolce di una persona, dal momento in cui la porzione maggiore è in realtà dovuta al tipo e alla quantità di prodotti quotidianamente consumati.

L’impronta idrica di un italiano medio, ovvero il volume totale di acqua dolce sfruttata per la produzione del cibo consumato e dei prodotti acquistati, è di circa 2300 metri cubi all’anno. Pensa che la stessa quantità di acqua è contenuta in una piscina olimpionica!

La maggior parte dell’impronta di una persona è legata al cibo che questa consuma, dal momento in cui agricoltura ed allevamento sono i settori più idrovori dell’economia.

Generalmente i prodotti derivanti dagli animali hanno un’elevata impronta idrica, dal momento in cui il bestiame ha bisogno di una grande quantità di foraggio, il quale a sua volta necessita di acqua in abbondanza per crescere.

Impronta hamburger

L’impronta idrica di un prodotto

L’impronta idrica indica, come abbiamo visto, lo sfruttamento di acqua dolce, diretto ed indiretto, necessario per la produzione di un prodotto lungo l’intero processo produttivo.

“Sfruttare” significa “sottrarre definitivamente all’ambiente senza restituire”. Pertanto i consumi di acqua dolce che comportano la successiva restituzione all’ambiente non vengono considerati.

A seconda del tipo di acqua che viene utilizzata, si stimano tre categorie di impronta:

  • L’impronta idrica blu si riferisce ai prelievi idrici dalle acque superficiali e sotterranee. Non viene considerata l’acqua temporaneamente captata e poi restituita, ma solo quella permanentemente sottratta o evaporata dai luoghi di stoccaggio temporaneo. Ad esempio, l’acqua domestica viene in gran parte restituita e non viene pertanto conteggiata all’interno del bilancio se non in minima parte (quella che beviamo e quella che facciamo evaporare nei lavori domestici)!
  • L’impronta idrica verde è l’acqua piovana stoccata nel suolo ed utilizzata soprattutto dalle piante
  • L’impronta idrica grigia fornisce una stima quantitativa dell’inquinamento prodotto, ed è definita come il volume totale di acqua dolce necessaria per diluire gli inquinanti immessi fino al raggiungimento dei limiti di concentrazione ammissibile nei fiumi e/o nelle falde

L’impronta idrica totale di un prodotto si ottiene dunque sommando tutte e tre le sottoimpronte, ed è espressa in termini di volume (litri o metri cubi) d’acqua.

Numerose aziende hanno sviluppato studi sull’impronta idrica dei propri prodotti, ed il numero è destinato a crescere dal momento in cui l’attenzione nei riguardi delle risorse di acqua dolce è all’ordine del giorno non solo nei summit sullo sviluppo sostenibile e nelle politiche pubbliche, ma anche all’interno delle singole politiche aziendali per quelle imprese che hanno già capito che si può ottenere un guadagno anche dal rispetto per l’ambiente.

A chi volesse saperne di più sull’impronta idrica e sulle dinamiche globali legate allo sfruttamento dell’acqua dolce, consiglio il rapporto del WWF Italia; “Impronta idrica: scenari globali e soluzioni locali“.

Una miniera di informazioni può essere reperita all’interno del sito web del Water Footprint Network (rete internazionale di istituzioni, enti, università e privati), che raccoglie e condivide gratuitamente tutte le novità, le pubblicazioni e le conoscenze relative alla tematica.

LE DUE VIGNETTE DI QUESTA PAGINA SONO DI VANESSA ARRIGHI

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